All’ex coniuge spetta la metà dei risparmi investiti

da ItaliaOggi

 

I soldi messi da parte durante il matrimonio e poi investiti in immobili intestati a uno solo dei coniugi (in regime di separazione legale) andranno divisi a metà in sede di divorzio, a prescindere dalle rispettive professioni. Ciò a meno che uno dei due non riesca a provare che il suo contributo economico è stato esclusivo. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3479 del 15 febbraio 2010, ha accolto il ricorso di un marito che chiedeva almeno la metà delle somme di denaro spese per acquistare e migliorare degli immobili. Insomma chiedeva la metà delle «riserve finanziarie» investite.

Il caso. Durante il matrimonio erano riusciti a mettere da parte un po’ di denaro, la coppia aveva costituito, cioè, una riserva finanziaria. I soldi erano stati investiti. I due, che avevano scelto la separazione legale, avevano comprato degli immobili (intestati solo alla moglie) e ne avevano ristrutturati degli altri. Da quanto viene ricostruito in sentenza sembra che anche la moglie avesse contribuito agli investimenti. Ma dopo la separazione le case erano rimaste alla donna. Lui ne aveva chiesto la restituzione, sostenendo che l’intestazione a lei dei beni era meramente «fittizia», probabilmente scelta per motivi fiscali. Ma il Tribunale di Monza aveva respinto la domanda. La decisione era stata poi confermata dalla Corte d’appello di Milano. Contro questa decisione l’uomo ha fatto ricorso in Cassazione presentando due domande. Con la prima ha chiesto l’acquisto della proprietà degli immobili perché, aveva sostenuto, l’intestazione alla ex moglie era stata soltanto fittizia. Con la seconda, aveva domandato la restituzione dei soldi, delle riserve finanziarie servite all’acquisto degli appartamenti. Il Collegio di legittimità ha accolto in parte il secondo motivo del ricorso, riconoscendo al marito la metà del denaro investito.

Le motivazioni: Dalle motivazione emerge che anche se l’immobile è intestato a uno solo dei coniugi in regime di separazione, l’altro potrà ottenere non la metà del bene, ma la metà delle somme se l’intestatario non dimostra che l’acquisto è stato fatto esclusivamente da lui. Il principio che emerge dalla sentenza può essere riassunto nel senso che in caso di divorzio dei coniugi (che hanno scelto la separazione dei beni) si presume la comproprietà per i beni mobili e degli immobili, intestati a uno solo dei coniugi, dei quali nessuno di essi sia in grado di dimostrare l’acquisto esclusivo. Perciò, in caso di richiesta di restituzione di somme destinate a un acquisto di beni, il coniuge richiedente ha diritto almeno alla restituzione della metà dell’importo richiesto. Ripercorrendo le decisioni di merito, gli Ermellini hanno affermato che «la Corte territoriale ha condiviso il convincimento del giudice di primo grado in ordine alla mancata prova da parte del marito della proprietà esclusiva in proprio favore delle somme di denaro destinare all’acquisto, alla manutenzione, alla ristrutturazione e ai miglioramenti degli immobili suddetti, non avendo per un verso l’appellante fornito alcuna indicazione circa i mezzi finanziari utilizzati per i pagamenti, ed essendo emerso d’altro canto che anche la moglie aveva partecipato, sia pure in misura minore, al soddisfacimento delle esigenze familiari e alla formazione delle riserve finanziarie costituenti la provvista degli investimenti successivi».

Bene, aggiunge poi il Collegio, tale premessa, se da un lato spiega il mancato accoglimento della domanda di restituzione della totalità della somma di denaro richiesta dal marito, «dall’altro è inidonea a comprendere le ragioni per le quali la domanda stessa non è stata accolta limitatamente alla metà dell’intero importo, atteso che le considerazioni espresse dal giudice di appello in ordine ai concorrente contributo finanziario della donna alla costituzione del patrimonio familiare dei suddetti coniugi avrebbe dovuto coerentemente condurre alla conclusione di ritenere, in assenza di specifiche prove di diverso segno, la sussistenza di una situazione di comproprietà tra le parti in ordine al denaro in questione». In questo senso è giusto il richiamo del marito all’art. 219 del codice civile che, con riferimento alle ipotesi di separazione di beni tra i coniugi sancisce una presunzione semplice di comproprietà per i beni mobili dei quali nessuno di essi sia in grado di dimostrare la proprietà esclusiva».

All’ex coniuge spetta la metà dei risparmi investitiultima modifica: 2010-02-23T10:06:44+00:00da studio_niro
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