Separazione e scioglimento della comunione legale

È ammissibile la domanda di scioglimento della comunione che può essere proposta anche in pendenza della causa di separazione tra i coniugi. Tuttavia lo scioglimento è effettivo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

Così la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4757, ha accolto il ricorso di un uomo che, durante la causa di separazione aveva contestualmente presentato domanda di scioglimento della comunione.

I giudici della Suprema Corte, invertendo l’orientamento precedente, che dichiarava la domanda “improponibile”, hanno affermato che “ritenere che il passaggio in giudicato della sentenza di separazione, sicuro presupposto dello scioglimento della comunione, deve precedere la domanda di divisione dei relativi beni, significa evidentemente qualificarlo come presupposto processuale (o, se si vuole, condizione di procedibilità dell’azione), piuttosto che come condizione dell’azione”. Insomma, questa distinzione non trova preciso, esplicito riscontro nel codice di rito, ma viene comunemente seguita da giurisprudenza e dottrina, pressoché unanimi.

“Come è noto, infatti, i presupposti del processo attengono all’esistenza stessa del processo, nonché alla sua validità e procedibilità, e devono sussistere prima della proposizione della domanda. Se l’esistenza del processo richiede che la domanda sia rivolta a un giudice, e debba evidentemente consistere in una richiesta di tutela giurisdizionale, i profili di validità del processo e di proponibilità della domanda attengono al potere-dovere del giudice adito di pervenire a una pronuncia di merito”.

Per gli Ermellini, dunque, presupposti processuali sono la giurisdizione, la competenza e la legittimazione processuale, il potere del soggetto che propone la domanda nonché del soggetto nei cui confronti la domanda è proposta, di compiere gli atti processuali. In sostanza, “le condizioni dell’azione sono i requisiti di fondatezza della domanda, necessari affinché l’azione possa raggiungere la finalità concreta cui essa è diretta”. Per questo è sufficiente che tali condizioni esistano al momento della pronuncia, e non necessariamente a quello della domanda. Tra le condizioni dell’azione, trovano sicuro riscontro normativo l’interesse ad agire (art. 100 cpc), volto al perseguimento della tutela giurisdizionale, a garanzia dell’interesse sostanziale per cui si propone la domanda: una situazione giuridica soggettiva di vantaggio, il cui riconoscimento viene posto a oggetto della pretesa fatta valere in giudizio.

Affermano ancora i Giudice ”l’art. 191 c.c. prevede le cause di scioglimento della comunione e, tra esse la separazione personale (giudiziale o consensuale). Giurisprudenza costante di questa Corte afferma che lo scioglimento si perfeziona con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione giudiziale (o l’omologa di quella consensuale)”.

Quindi, nel passaggio in giudicato (o nell’omologa) si individua dunque il momento in cui sorge l’interesse ad agire, concreto e attuale allo scioglimento della comunione e alla divisione, ma esso può anche riguardarsi come il fatto costitutivo del diritto a ottenere tale scioglimento e conseguente divisione.

Separazione e scioglimento della comunione legaleultima modifica: 2010-03-15T11:47:54+00:00da studio_niro
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