Assegno al figlio non convivente

da il Sole24Ore

Il figlio vive fuori casa, sia pure saltuariamente? Non importa: il padre separato deve continuare a corrispondergli l’assegno di mantenimento. E a lasciare alla ex moglie la casa di proprietà. Lo sottolinea la Corte di cassazione con la sentenza 6861 della prima sezione civile depositata il 22 marzo: un’altra pronuncia destinata a fare discutere, ma in coerenza comunque con quell’orientamento favorevole ai figli “bamboccioni”. A quei figli cioè che si staccano solo con estrema difficoltà e sofferenza dal nucleo familiare, anche quando, magari, ce ne sarebbero tutte le condizioni. La Cassazione ha così respinto il ricorso di un marito separato che chiedeva gli venisse riassegnata la casa coniugale, di cui era integralmente proprietario, e cancellato il diritto all’assegno di mantenimento a favore del figlio ormai maggiorenne non più convivente con la madre. La Corte di cassazione, dopo avere ricordato che la posizione economica degli ex coniugi era sbilanciata a favore del marito ( l’ex moglie era priva di occupazione, dopo avere svolto lavori solo saltuari) ha spiegato che toccava all’uomo fornire una prova compiuta dell’autonomia economica raggiunta dal figlio e del fatto che ormai non abitava più con la madre. Una prova che è invece mancata su più fronti. Su quello, per esempio, di un’attività lavorativa stabile, la sola che poteva dare un margine soddisfacente di indipendenza economica al figlio. È poi vero che il figlio non sembra più vivere in maniera stabile con la madre, ma anche di questo non c’è una certezza assoluta. I giudici di merito, sul punto, non hanno raggiunto una convinzione. E  allora, anche i giudici della Cassazione hanno gioco facile nel ricordare che la presenza del figlio, anche solo sporadica, per la necessità, per esempio, di assentarsi per motivi di studio o di lavoro, anche per periodi lunghi, non può fare venire meno il requisito della necessità dell’abitazione presso la casa del genitore affidatario.
Esiste, infatti, nella lettura della Corte di cassazione, un collegamento stabile con la casa assegnata dal tribunale indipendentemente dai vincoli proprietari quando il figlio ritorna tutta le volte che gli impegni lo permettono. Con effetti sia sul mantenimento sia sull’assegnazione della casa coniugale. Anche se il figlio risulta essersi ormai trasferito in un altro Comune, e i registri anagrafici nel caso approdato in Cassazione lo testimoniano, il passaggio potrebbe essere dovuto anche ad altri motivi. Come la ricerca di lavoro, magari provvisorio. «Sarebbe ipotizzabile – scrivono i giudici della Corte di cassazione – una scissione tra domicilio, luogo in cui il soggetto ha stabilito (o conservato) la sede principale dei suoi affari e interessi ( personali e patrimoniali), e residenza, luogo di dimora abituale (provvisoriamente differente) come indicato nell’articolo 43 del Codice civile».

Assegno al figlio non conviventeultima modifica: 2010-03-24T15:53:16+00:00da studio_niro
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento