La ex in difficoltà va sostenuta

da ItaliaOggi

Ha diritto all’assegno di mantenimento dall’ex la casalinga di mezza età che soffre di depressione. È quanto si evince dalla sentenza della Corte di cassazione n. 4758 del 26 febbraio 2010, con la quale la prima sezione civile ha respinto il ricorso di un uomo che doveva versare un mantenimento di 700 euro al mese in favore della moglie, 55enne, senza titolo di studio e con problemi di depressione. Insomma, secondo i giudici di Piazza Cavour, la donna non avrebbe potuto intraprendere un’attività lavorativa. Il caso. È successo a una coppia di Catania. Si erano sposati e avevano avuto due figli. Poi lei, 50enne, aveva chiesto la separazione. La signora non aveva mai lavorato e non possedeva un titolo di studio. In più aveva avuto qualche problema di salute legato alla depressione e all’obesità. Nel 2003 il Tribunale siciliano aveva condannato il marito a corrisponderle 500 euro al mese di mantenimento. Contro questa decisione lui aveva fatto appello, ma la Corte territoriale lo aveva respinto. Anzi, aveva accolto l’appello incidentale presentato dalla moglie, aumentando l’assegno di 200 euro. A questo punto lui ha fatto ricorso in Cassazione, ma ancora una volta senza successo. La prima sezione civile lo ha integralmente respinto. Le motivazioni. In particolare, condividendo la decisione della Corte d’appello di Catania (che aveva aumentato la misura dell’assegno da 500 a 700 euro al mese), la Suprema corte ha messo nero su bianco che «secondo la pronuncia impugnata la donna non è in condizioni di svolgere attività lavorativa per ragioni di età (55 anni), per mancanza di titolo di studio, per non avere mai svolto attività in passato, e pure per le sue condizioni di salute (obesità e depressione)». Non basta. La sentenza affronta anche un altro aspetto interessante. La donna aveva chiesto l’aumento dell’assegno di mantenimento anche sulla base di un’eredità ricevuta dal marito. I 200 euro in più, spiega la Cassazione, le sono stati concessi dalla Corte territoriale perché era priva di redditi propri tali da mantenere lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio. «La Corte d’Appello», spiega ancora il giudice di legittimità, «è ben consapevole che i beni pervenuti in successione producono un incremento patrimoniale non riferibile a uno sviluppo naturale e prevedibile della situazione reddituale del coniuge onerato, e vi fa riferimento soltanto quale ulteriore riprova di una maggiore agiatezza del marito, a conferma dello squilibrio tra le posizioni economiche della parti».

La ex in difficoltà va sostenutaultima modifica: 2010-03-24T15:59:14+00:00da studio_niro
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